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Pubblichiamo la risposta che il Presidente ENPAM Dott. Alberto Oliveti ha dato ad un iscritto in merito al passaggio dell'aliquota ridotta di Quota B dal 2% all’8,25% per gli iscritti ad altre gestioni previdenziali come i medici convenzionati e per chi fa attività in extramoenia

Cari colleghi,

come noto, con la riforma del 2012 abbiamo dovuto dimostrare dei requisiti di sostenibilità che ci sono stati imposti dalla legge e che erano notevolmente diversi rispetto alle regole di ingaggio date al momento della privatizzazione.
Raggiungere l’obiettivo ci ha richiesto aumenti sia dell’età pensionabile sia delle aliquote contributive in tutte le gestioni previdenziali.
Per quanto riguarda la Quota B stiamo passando progressivamente dal 12,50 per cento pre-riforma al 19,50 per cento a regime (sui redditi 2020). Oggi siamo al 16,50 per cento.
La nostra autonomia, violata nella misura in cui la legge ha richiesto buchi nella cintura non necessari, ci ha consentito quantomeno di mantenere prelievi più contenuti rispetto alla Gestione separata dell’Inps, che già oggi impone ai liberi professionisti un’aliquota ordinaria del 25,72% (con tendenza a salire fino al 33,72%) e un’aliquota ridotta del 24 per cento.
In casa Enpam per quanto riguarda la differenza fra aliquota intera e ridotta, la situazione pre-riforma era la seguente: liberi professionisti puri = 12,5%; pensionati e iscritti ad altre gestioni = 2%. La forchetta di partenza era quindi di dieci punti percentuali tra l’aliquota minima e quella massima.
Da subito una legge ci ha imposto di portare l’aliquota dei pensionati a metà dell’aliquota intera (cioè, ad oggi, l’8,25%).
La categoria, che trova espressione nel Comitato consultivo della Quota B, prendendo atto di questo e del fatto che il progressivo aumento dell’aliquota ordinaria stava allargando la forchetta tra minimo e massimo, ha ritenuto che, per evitare effetti distorsivi, anche la contribuzione ridotta degli iscritti alle altre gestioni dovesse corrispondere a metà dell’aliquota ordinaria, analogamente ai pensionati.
Così facendo, a regime, la differenza fra l’aliquota intera e quella ridotta (19,50% e 9,75%) tornerà ad essere di circa dieci punti percentuali, come prima della riforma.
È il caso di sottolineare che passare dal 2 per cento a metà dell’aliquota intera comporta anche un vantaggio in termini di adeguatezza della pensione, che salirà in proporzione a quanto versato e con parametri più vantaggiosi rispetto a quelli dell’Inps.
Inoltre i contributi sono totalmente deducibili, quindi una parte consistente di quanto versato verrà recuperato dalle tasse.
Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam

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