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La Quota 100 Inps è in vigore. La versione definitiva del decreto-legge che per il triennio 2019-2021 sancisce il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni, è ora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.

La misura, che interessa i medici dipendenti, consente ai lavoratori che hanno maturato entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti, di conseguire il trattamento pensionistico a partire dal 1° aprile 2019.
Tuttavia la nuova strada che consente l’uscita dal mondo del lavoro è costellata di paletti, finestre e limitazioni, insieme alla prospettiva di un assegno più leggero del 20-25 per cento.
FINESTRE: TRE MESI PER I PRIVATI, SEI PER IL PUBBLICO
La decorrenza della pensione per coloro che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 scatta tre mesi dopo la data di maturazione dei requisiti stessi.
Fanno eccezione i dipendenti pubblici. Per quelli che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018 il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico scatterà dal 1° agosto 2019.
Invece per i dipendenti pubblici che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 in poi, la pensione decorrerà sei mesi dopo la data di maturazione dei requisiti stessi. Inoltre è previsto l’obbligo di presentare la domanda di collocamento a riposo all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi.
NON CUMULABILITÀ DEI REDDITI
Fino a quando si matureranno i requisiti per l’accesso alla normale pensione di vecchiaia, la pensione di Quota 100 non sarà cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite previsto di circa 5mila euro annui.
NON CUMULABILITÀ DEI CONTRIBUTI
Per raggiungere l’anzianità necessaria ad andare in pensione con “Quota 100” ai contributi Inps non è possibile cumulare quelli Enpam o di altre casse professionali.
Marco Fantini

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