La Fnomceo fa proprio l’appello di PHRI e MEDU: “Liberare i medici detenuti. Curare non è un crimine”

 Anelli: “Ogni atto medico è un atto di pace. Difendere chi cura significa difendere il diritto universale alla salute e l’umanità stessa.”

Musab Samaan, Omar Amar, Ahmad Musa, Nahad Abu Taima, Medhat Abu Tabng’a, Hussam Abu Safiya, Murad Alkuka, Mahmud Hallak, Hamza Abu Sabha, Ahmad Shahada, Hassan Almukayed, Raed Mahdi, Akram Abu Odeh, Muhammad Ubaid.

Sono i quattordici medici palestinesi per i quali Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha presentato ricorso alla Corte Suprema israeliana, chiedendone l’immediata liberazione. Un appello rilanciato in Italia da Medici per i Diritti Umani (MEDU), e che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, la FNOMCeO, fa proprio, rinnovando il proprio impegno a tutela della missione sanitaria e del diritto alla cura anche nei contesti di guerra.

Tra loro figura il pediatra Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, il cui caso è stato richiamato da numerose organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti umani e della missione sanitaria.

“Ogni medico detenuto per aver svolto il proprio dovere di cura - afferma il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli - rappresenta una ferita ai principi universali della medicina e del diritto internazionale umanitario. La protezione della missione medica è un principio irrinunciabile, che deve essere garantito sempre e ovunque. Chiediamo che questi colleghi possano riacquistare al più presto la libertà e che siano assicurate loro tutte le garanzie previste dal diritto internazionale”.

L’iniziativa si inserisce nel solco del Manifesto “Medici e Pace”, con il quale la FNOMCeO ha ribadito il ruolo della Professione medica nella costruzione della pace e nella difesa della dignità umana.

“Nel Manifesto – ricorda Anelli - abbiamo scritto che ogni atto medico è un atto di pace. La guerra distrugge ciò che la medicina difende e colpisce ospedali e operatori sanitari. Per questo non possiamo restare indifferenti quando chi cura viene arrestato o privato della libertà. Difendere i medici significa difendere il diritto universale alla salute, la neutralità della cura e la dignità della persona”.

Secondo quanto riportato nell’appello promosso da MEDU, che rilancia il ricorso di PHRI, la richiesta riguarda la liberazione immediata dei quattordici medici palestinesi e, più in generale, degli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente, oltre alla garanzia dell’accesso all’assistenza legale, alle cure e a verifiche indipendenti sulle condizioni di detenzione. L’appello sottolinea inoltre il grave impatto che la sottrazione di personale sanitario produce su una popolazione già privata di un adeguato accesso alle cure. 

La FNOMCeO richiama il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra, che impongono la protezione del personale sanitario, delle strutture di cura e dei pazienti nei conflitti armati, e dei principi sanciti dal Codice di Deontologia Medica, che pongono al centro dell’agire del medico la tutela della vita, della salute, della dignità e della libertà di ogni persona, senza discriminazioni.

“La medicina costruisce ponti dove la guerra erige muri - conclude Anelli- e difendere chi cura significa difendere l’umanità intera. Chiediamo che siano rispettati il diritto internazionale umanitario, la neutralità della missione sanitaria e la dignità di tutti i professionisti della salute. Curare non è un crimine”.


Roma, 14 luglio 2026 

Ufficio Stampa FNOMCeO